SERGIO ENDRIGO, MOLTO DI PIU' CHE UN ARTISTA "ITALIANO"
Al grande cantautore, che improntò le sue tematiche al più genuino internazionalismo e antifascismo, non poteva essere tributato omaggio migliore di questo che gli è venuto dagli artisti dell'Istria e del Quarnero, descritto nell'articolo che riportiamo di seguito.
Vogliamo rendere omaggio a Endrigo anche noi oggi - rigettando le manipolazioni di segno nazionalista e neo-irredentista che mirano a stravolgere e ribaltare gli ideali nei quali egli è vissuto ed a cui ha mantenuto fede fino alla morte - ricordando in particolare le canzoni che egli cantò in lingua serbocroata:
Spletka pjesama
http://www.youtube.com/watch?v=2Y0D1cLR7tM
Više te volim
http://www.youtube.com/watch?v=NxpiaIaiIp0
Kud plovi ovaj brod
http://www.youtube.com/watch?v=0s3sSj-Kw7M
Si veda anche:
http://www.diecifebbraio.info/2012/01/omaggio-a-sergio-endrigo/
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/7434/
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Ricchezza di approcci per il polese Endrigo
di Patrizia Venucci Merdžo
da La Voce del Popolo del 28 dicembre 2012
È il frutto di una risposta corale da parte di tutti i musicisti di spicco
della regione Istria e del Quarnero il CD “1947 hommage à Sergio Endrigo”,
l’interessante progetto discografico realizzato con il contributo della Città
di Pola, della Regione Istriana, dell’Unione Italiana, prodotto dalla casa
discografica “Menart” di Zagabria. Il fatto che i più bei nomi della musica
leggera croata (dei più diversi generi), e in particolare
dell’Istro-quarnerino, abbiamo aderito a tale iniziativa è indicativo di quale
popolarità, simpatia, considerazione e ammirazione goda questo personaggio di
cantautore fuori del comune; un cantautore polese, italiano “di frontiera”, che
nel corso della sua fertile attività ha sempre espresso con semplicità e
autenticità il grande mondo che si portava dentro: le nostalgie, gli amori, gli
ideali, la speranza di un mondo migliore, le disillusioni, le ferite dell’esule
e le sue lacerazioni, cantate sempre in quella sua maniera sommessa, discreta,
e tanto vera. Tanto vera da andare diritto al cuore della gente.
Il doppio CD contiene ben 30 canzoni di Endrigo ed altrettanti interpreti. Ora,
questa vasta adesione sottintende pure una grande eterogeneità di approcci alla
canzone stessa, una rivisitazione di Endrigo, in particolare in riferimento
agli arrangiamenti che a seconda del tipo di complesso o cantante risultano di
volta in volta di carattere vagamente etno, rockettaro, con accenni di tipo
heavy metal, oppure restituzioni molto intime e trasparenti. Da ciò ne consegue
una grande varietà dei timbri, di modulazioni coloristiche dagli effetti più
vari, ottenuti con il sintetizzatore oppure con la chitarra classica, con gli
impasti delle voci corali, con il tamburello e/o i flautini, la fisarmonica a
bocca, le percussioni e quant’altro. E ciò sicuramente rappresenta un motivo di
curiosità e di interesse. Poi resta da vedere in che misura si riesca a
restituire lo spirito di Endrigo cantautore.
Ad ogni modo si tratta certamente di un “esperimento” interessante valido, che
dimostra ricchezza d’idee e di riletture legate ad un grande autore, un
classico, il quale continua ad ispirare i protagonisti più diversi della
variegata musica leggera, in questo caso nella sua terra d’origine. E così
abbiamo un sofisticato Arsen Dedić, che nel suo personalissimo stile
interpreta, in croato, “Mani bucate“/Rasipne ruke”; abbiamo Tamara Obrovac e il
“Transhistria ensemble” in “Io che amo solo te”, con vaghi sentori “istri” e
fantasia improvvisativa (fisarmonica a bocca). Indovinata pure la rilettura di
Franko Krajcar e dell’“Indivia band”, e quella delicata da Tatiana e Mauro
Giorgi in “Dimmi la verità”.
Un autentico maestro si dimostra Bruno Krajcar in “Trieste”, con il solo
sostegno del pianoforte, in un’interpretazione molto vissuta e affascinante.
Poeta e “menestrello” si rivela Bruno Načinović, che con la sua
inseparabile chitarra offre un Endrigo sentimentale e sciolto ne “Il dolce
paese”. Molto godibile risulta l’arrangiamento dell’“Arca di Noè”, con le belle
voci maschili e quella solista di Alessandro Ghersin della Società artistico
culturale “Lino Mariani” della Comunità degli Italiani Pola, dirette da Edi
Svich. Altrettanto felice e sul solco della tradizione l’esecuzione
dell’Orchestra di fisarmoniche “Stanko Mihovilić”, della SAC “Istra”, e
dell’Orchestra di fisarmoniche dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola, con “Il
treno viene dal sud”.
Sembra quasi un madrigale del Rinascimento la rilettura in chiave corale di
“Lontano dagli occhi”, del coro femminile “Teranke”, mentre rievocano la sonata
barocca il violoncello e il flauto in “Questo amore per sempre”, con Matija
Ferlin/Sandro Peročević/ Nataša Dragun. Fresca e carina l’esecuzione
della filastrocca “Ci vuole un fiore” da parte del coro di voci bianche “Zaro”,
diretto da Linda Milani. “Coloratissimo” e concitato “Il papagallo” con “Cigo
man band” in versione etno. Ben fatta pure “La ballata dell’ex”, con Jadranka
Đokić e la voce recitante di Milan Rakovac.
La canzone “1947”, da cui il CD prende il titolo, si riferisce all’anno in cui
Sergio Endrigo, allora quattordicenne, lasciò da esule la sua natia Pola, come
fecero tanti connazionali. L’immagine che ricorre spesso è quella dell’imbarco
sul piroscafo “Toscana”. Ora, questa sua malinconica “ballata dell’esodo” si
avvale della voce “lirica”, come usava al tempo, del tenore Alessandro Ghersin,
che, accompagnata da un lamentoso e rustico violino (Dario Marušić),
riempie il canto di un infinito senso di desolata incertezza.
Decisamente rockettaro (anche troppo) “Aria di neve”, con i “Popeye”.
Validissimi interpreti sono Livio Morosin (“Elisa Elisa”), “East rodeo” (“La
prima compagnia”), “The Cweger” (“La prima compagnia”); Magdalena e Helena
Vodopija, Massimo (“Canzone per te”), Franka Strmotić-Ivančić
(“Trasloco”), Nola (“Adesso si”), “Gustafi” (“Il primo bicchiere di vino”),
Branko Sterpin (“back home someday”), Kristina Jurman Ferlin/Anđela
Jeličić (“Te lo leggo negli occhi”), Dogma/ Anelidi (“Lettera da
Cuba”), Deboto (“Dove credi di andare”). Chicca finale con “Kud ovaj brod
plovi” (Juras-Arnautalić-Enriqez) interpretata dallo stesso Sergio Endrigo
– al Festival di Spalato nel 1970 –, con quella intensità e stile
inconfondibili che lo rendono unico e destinato a durare nel tempo.